Concessioni di acque ad uso idroelettrico: basta proroghe! Le Sezioni Unite confermano la necessità della gara.

Nel contempo rivoluzionaria e scontata: con la sentenza n. 22356 del 2017, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione confermano la necessità di assicurare la piena concorrenza in materia di affidamento delle concessioni di derivazione di acque pubbliche a scopi idroelettrici. E’ finito il tempo delle proroghe e delle deroghe: anche se l’art. 12 del Bersani non è completamente attuato (e si aspetta dal 1999…), il nostro ordinamento ha tutti gli strumenti per assicurare la concorrenza e l’apertura al mercato di nuovi operatori.
E finalmente le concessioni in piedi spesso da oltre 50 anni, grazie ad un sistema ben noto di proroghe e di deroghe che già era stato falcidiato dalla Corte Costituzionale, devono essere riassegnate mediante procedura competitiva.
Nella specie sono state deluse le aspettative dell’attuale gestore della centrale idroelettrica che sfrutta la derivazione del torrente Isorno, che aveva ottenuto – illegittimamente sia secondo il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, sia secondo la Suprema Corte – un rinnovo “postumo” della propria concessione (risalente all’inizio degli anni ’60) addirittura sino al 2031, senza che la Provincia del Verbano Cusio Ossola avesse indetto alcuna procedura competitiva.
Le Sezioni Unite, confermando la pronuncia del Tribunale Superiore delle acque pubbliche, rilevano che, alla luce sia della giurisprudenza costituzionale sia della direttiva 96/92/CE sulla liberalizzazione del mercato interno dell’energia elettrica, non possa non essere garantita la concorrenza nell’affidamento delle concessioni di grande derivazione, anche in mancanza di attuazione dell’art. 12 del Decreto Bersani (D. Lgs. 79/1999), che impone e disciplina le gare ad evidenza pubblica alla scadenza delle concessioni idroelettriche.
Anche in presenza di un’apparente lacuna normativa quindi, si rinvengono addirittura già nel testo unico delle acque pubbliche del 1933 precise disposizioni che consentono l’esperimento di procedure di affidamento concorsuali.
L’apertura al libero mercato imposta dalla normativa comunitaria non può più essere ritardata e il nostro ordinamento ha tutti gli strumenti per assicurare la concorrenza in un settore tanto importante qual è quello dello sfruttamento delle acque pubbliche a fini energetici.
Spetta, invece, ora all’amministrazione indire la procedura competitiva, per la soddisfazione di tutti gli operatori economici che si erano visti bloccato l’ingresso al mercato sino al 2031. Ora si apre una nuova opportunità per tutti e non solo per il caso di specie, essendo prevedibili forme di “positivo contagio” in altre province. Gli strumenti ci sono, ora ci vuole la volontà di metterli in atto con la dovuta rapidità.