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Author: Aurelio Assenza


Personal Data Protection

Osservazioni sul caso AGCM/Facebook: Come si paga Facebook? In “dati”

Ho letto con interesse la decisione dell’AGCM dello scorso 7 dicembre sul caso “FACEBOOK-CONDIVISIONE DATI CON TERZI”, all’esito del quale è stata comminata a Facebook Ireland Ltd e Facebook INC, in solido tra loro, una sanzione pecuniaria di Euro 10.000.000 (frutto della somma di due distinte sanzioni di pari valore per altrettante pratiche commerciali scorrette).
Ciò che ha colpito di più la mia attenzione non è stato l’importo della sanzione o il fatto che l’AGCM abbia sentito la necessità - più dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali - di avviare un caso simile (al fine di tutelare il “consumatore da scelte economiche indotte da pratiche commerciali ingannevoli e aggressive”), quanto piuttosto il giudizio dell’Autorità sulla prima delle due condotte contestate a Facebook, ossia l’adozione da parte di quest’ultima di un’”informativa priva di immediatezza, chiarezza e completezza, in riferimento alla propria attività di raccolta e utilizzo, a fini commerciali, dei dati dei propri utenti”.
In particolare, l’AGCM ha qualificato come pratica commerciale scorretta ex artt. 21-22 Codice del Consumo - ossia una pratica tale da far prendere al consumatore una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso - il fatto che a fronte di claim quali “Iscriviti è gratis e lo sarà per sempre”, non fosse esplicitato chiaramente e immediatamente l’uso, che Facebook avrebbe fatto, dei dati personali dell’utente.
Sta di fatto che l’Autorità ha molto enfatizzato l’incongruenza tra l’iscrizione/fruizione “gratuita” del social network e il “pagamento in dati” da parte degli utenti:
• “il business model del gruppo FB si fonda proprio sulla raccolta e sfruttamento dei dati degli utenti a fini remunerativi configurandosi, pertanto, tali dati come contro-prestazione del servizio offerto dal social network, in quanto dotati di valore commerciale” (punto 18 della decisione);
• “il patrimonio informativo costituito dai dati degli utenti di FB, utilizzato per la profilazione degli utenti medesimi a uso commerciale e per finalità di marketing, acquista, proprio in ragione di tale uso, un valore economico idoneo a configurare l’esistenza di un rapporto di consumo tra il Professionista e l’utente che utilizza i servizi di FB (tramite sito e app), anche in assenza di corrispettivo monetario” (punto 54 della decisione);
• “Facebook non informa l’utente con chiarezza e immediatezza in merito alla raccolta e all’utilizzo, a fini remunerativi, dei dati dell’utente da parte del Professionista e, conseguentemente, dell’intento commerciale perseguito, volto alla monetizzazione dei medesimi” (punto 55 della decisione);
• “Può, infatti, comunque verificarsi che l’utente crei l’account FB senza alcuna consapevolezza del valore economico di cui la società beneficia in conseguenza della sua registrazione al social network” (punto 56 della decisione).
I dati personali che gli utenti comunicano in sede di iscrizione e tutti gli altri che, continuamente, condividono sulla piattaforma, non sono altro che un metodo di pagamento non convenzionale, a fronte dei servizi che il social network mette loro a disposizione.
Di conseguenza non è vero che gli utenti non pagano nulla e che tutto “è gratis e lo sarà per sempre”. O meglio è vero che non si paga nulla in denaro ma è altrettanto vero che il conto si salda in “dati”, moneta ben accetta dai social network e che permette a questi ultimi di profilare gli utenti e quindi di renderli “prodotti” vendibili a terzi inserzionisti interessati a far comparire annunci pubblicitari targettizzati.
Morale (da 10.000.000 €) della decisione e messaggio per i naviganti: i dati personali sono molto preziosi ed hanno un valore indeterminato non soggetto a fluttuazioni di mercato (Quanto vale in Euro un nome? Quanto un indirizzo email? Quanto la città di residenza?).
Pertanto, cari naviganti del web…quando la registrazione è “gratis” essendo sufficiente indicare nome, cognome, email, è vero che non sborsate alcun centesimo, ma considerate attentamente prima di condividerli che state pagando, in realtà, con una “moneta” molto particolare: i vostri dati personali.
Si usa dire “Data is the new oil “: non posso che essere d’accordo ed anche l’AGCM, con la decisione in commento, non sembra avere dubbi.
Ah! Quasi dimenticavo una nota di contabilità: il fatturato di Facebook Ireland Ltd al 31 dicembre 2016 è stato pari a € 12,6 miliardi di Euro (lo scrivo anche in cifre 12.600.000.000,00) e quello consolidato di Facebook INC al 31 dicembre 2017 è stato pari a € 33,9 miliardi di Euro (33.900.000.000,00). Nel primo caso “i ricavi provenienti dalla pubblicità on line, basata sulla profilazione degli utenti a partire dai loro dati” costituiscono il 100% del fatturato, mentre nel secondo caso “solo” il 98% (v. punti 1 e 18 decisione AGCM). Gli utenti mensili attivi di Facebook nel mondo sono 2,2 miliardi, di cui circa 31 milioni in Italia. Ribadisco la domanda: quanto vale in Euro un nome?

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