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Author: Aurelio Assenza


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UN PAIO DI SPUNTI CRITICI SUL CASO “AGCM/SAMSUNG-AGGIORNAMENTO SOFTWARE”

Il 24 ottobre scorso è stato pubblicato il provvedimento dell’AGCM a chiusura del procedimento per pratiche commerciali scorrette nei confronti della società italiana e della capogruppo coreana del gruppo Samsung.


Alle due società è stata irrogata, in solido tra loro, una sanzione pecuniaria di € 5.000.000 per aver posto una pratica commerciale scorretta consistita nell’“avere sviluppato e suggerito un aggiornamento firmware – basato sulla versione Marshmallow di Android – per i Note 4 già acquistati dai consumatori che ne ha modificato le caratteristiche funzionali già ampiamente pubblicizzate e ne ha ridotto in maniera sensibile le prestazioni, idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio nella decisione di procedere all’installazione di nuovi aggiornamenti firmware e idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta del consumatore medio per l’insistente richiesta di procedere ad effettuare il download e l’installazione degli aggiornamenti firmware, mediante il rifiuto in tal caso dell’assistenza in garanzia e la mancanza di un’adeguata assistenza ai consumatori, in tal modo accelerando il processo di sostituzione di tali apparecchi”.


In questa sede vorrei condividere due spunti di riflessione.


In particolare, il primo quesito che mi pongo è: l’AGCM era davvero in grado di valutare da sé e senza il coinvolgimento di un consulente tecnico esperto di informatica, se la condotta contestata alle società del gruppo Samsung sia stata idonea “a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore medio di Note 4”?
Infatti, nel caso in esame, l’AGCM ha dovuto prendere in considerazione e valutare tecnicismi informatici e operativi connessi al potenziale impatto tecnico dell’aggiornamento software sul dispositivo hardware e sulle componenti di quest’ultimo, così dovendo valutare se le informazioni fornite in sede di suggerimento del download dell’aggiornamento fossero chiare ed esaustive da un punto di vista informatico, e quindi il nesso causale tra l’aggiornamento software e i malfunzionamenti dell’hardware.


Posto che l’AGCM, nel caso Samsung, non ha dovuto valutare se un premio sia stato consegnato ad un consumatore o se un professionista abbia applicato commissioni di pagamento non dichiarate (tutte questioni che, anche senza nozioni tecniche particolari, possono essere risolte in favore o sfavore del professionista o dei consumatori), per una corretta valutazione della condotta ascritta a Samsung, a mio giudizio, sarebbe stato opportuno che l’AGCM -  avvalendosi della facoltà prevista dall’art. 13, comma 1, del Regolamento sulle procedure istruttorie in materia di tutela del consumatore -  avesse coinvolto un esperto quale consulente d’ufficio (così come fatto nei casi PI4775 del 2005 o nei casi PI1459-1467 del 1998) per valutare se, da un punto di vista informatico-ingegneristico, effettivamente le informazioni fornite da Samsung erano insufficienti e/o non sufficientemente chiare e se il rapporto download/aggiornamento/malfunzionamento sia così diretto da poter imputare a Samsung una condotta contraria alla diligenza professionale richiesta.


A valle del primo quesito, scaturisce il secondo spunto di riflessione: qual è il livello di dettaglio, chiarezza e completezza informativa che l’AGCM si attende in merito agli aggiornamenti software proposti sul mercato e ai loro effetti sulle componenti hardware?
L’AGCM ha contestato a Samsung di aver “fornito informazioni gravemente incomplete inducendo in errore i consumatori circa il potenziale impatto dell’aggiornamento sulle prestazioni del proprio smartphone, poiché non li ha adeguatamente informati sulle caratteristiche degli aggiornamenti”.


Qual è il grado di “completezza” atteso e di conseguenza quale quello di “adeguatezza” della chiarezza delle informazioni stesse?


Dalla decisione dell’AGCM sembrerebbe quasi sufficiente per il produttore, per superare i profili di scorrettezza, fornire intere pagine infarcite di dettagli tecnico-informatici (indecifrabili dalla maggior parte dei consumatori) sui possibili riflessi positivi e negati di un aggiornamento software sulle componenti hardware. In altri termini, sarebbe preferibile (e sufficiente) la “quantità” delle informazioni alla qualità/chiarezza delle stesse.
E poi, nonostante la “completezza” il consumatore medio sarebbe effettivamente in grado di decifrare queste informazioni? 


Il rischio – secondo me non remoto - è quello che il consumatore medio pur di non dover affrontare la mole di informazioni che gli vengono fornire, non se ne curi affatto. Si ricadrebbe in un circolo vizioso che si può riassumere in “over-information, is no information”! 


Pertanto, la tendenza a preferire la “completezza” in termini quantitativi rispetto a quelli qualitativi non avrebbe altro effetto se non quello di vedere il consumatore travolto dalle informazioni e i produttori a preferire la quantità delle informazioni fornite rispetto alla qualità/chiarezza delle stesse, così da giustificare, a fronte del rispetto della “completezza”, condotte in realtà connotate da poca o impossibile accessibilità alle informazioni rilevanti per far compiere ai consumatori scelte commerciali “consapevoli”. 
Da ultimo, condivido una riflessione di carattere più generale: come potrebbe conciliarsi il tracciato segnato dall’AGCM con la decisione qui commentata con i contenuti di una proposta di legge (passata fin troppo sotto silenzio) dello scorso 23 marzo 2018 volta a modificare il Codice del Consumo e ad introdurre per la prima volta delle “disposizioni per il contrasto dell’obsolescenza programmata dei beni”. 


Senza voler entrare nel merito della proposta (che appare volta a tutelare a dismisura ed eccessivamente i consumatori a discapito di chi investe in ricerca e sviluppo e quindi a discapito dell’evoluzione tecnologica), mi limito ad evidenziare che il suo articolo 3, comma 2, disporrebbe che “Il produttore è tenuto, per i beni di consumo elettrici ed elettronici che per il loro corretto funzionamento prevedono una componente software, per tutto il periodo della commercializzazione e per un periodo ulteriore pari alla durata della garanzia legale, ad assicurare la disponibilità di aggiornamenti del software e delle applicazioni ad esso afferenti, nonché la necessaria assistenza tecnica”.
Il corto circuito che si verrebbe a creare tra l’obiettivo della norma e quanto indicato dall’AGCM mi appare evidente….o magari la mia visione nel bilanciamento di interessi tra evoluzione tecnologica e tutela dei diritti dei consumatori è obnubilata dalla mia mai celata ammirazione per l’evoluzione tecnologica.
 

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