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Autore: Stefano La Rosa


Protezione dei Dati Personali

Una recensione è più potente di una spada: il diritto all’oblio nell’era dell’informazione

Al giorno d'oggi, le persone si preoccupano sempre più della loro immagine online. Tale atteggiamento non è solamente ispirato da un ritrovato spirito edonistico, bensì da una considerazione pragmatica: click, opinioni, recensioni e feedback si traducono in ricavi e non solo per millennial e influencer, ma anche per aziende, professionisti e imprenditori. C'è solo problema: se le interazioni positive significano guadagni, commenti o recensioni negativi al contrario possono condurre alla rovina.

Una recente decisione del Tribunale di Roma tratta proprio di questo argomento: un chirurgo plastico ha infatti citato in giudizio Google per non avere ottemperato ad una richiesta di cancellazione del suo profilo My Business o di almeno alcuni commenti negativi inviati dai suoi presunti pazienti. Il medico ha basato le proprie accuse sul fatto che Google, rifiutando di ottemperare alla sua richiesta, avrebbe violato il suo "diritto all'oblio", in altre parole, il diritto di non essere danneggiati o stigmatizzati per qualcosa che è accaduto in passato. In effetti, il diritto all'oblio è considerato un diritto fondamentale anche nella Costituzione italiana. Il Tribunale di Roma si è però pronunciato a favore del gigante hi-tech riconoscendo indirettamente l'esistenza di una sorta di publica fides costruita sulle recensioni e che vale la pena di essere tutelata dalla Costituzione (cioè la libertà di parola). Infatti, come accade quando due diritti costituzionalmente rilevanti sono in conflitto tra loro, il giudice ha dovuto scegliere per quale propendere sulla base di una valutazione complessiva degli interessi in gioco. In questo caso, la Corte ha scelto di salvaguardare gli interessi della comunità rispetto a quelli dell'individuo, agendo quell'individuo stesso in qualità di proprietario di un'attività, un'attività che ogni (in questo caso) paziente ha il diritto di valutare o recensire, e ciò a beneficio di altri potenziali pazienti.

Tale decisione costituisce un precedente che, se confermato in appello o riaffermato da altra giurisprudenza, potrebbe avere conseguenze, in particolare sulle società che gestiscono la reputazione di singoli o di imprese, dal momento che tale loro attività si basa effettivamente sulla possibilità di eliminare contenuti pregiudizievoli per gli interessi dei soggetti che rappresentano.

Un'altra conseguenza della decisione riguarderà l'eventuale uso improprio di questo "strumento" da parte di persone in conflitto d'interesse con l'attività che stanno recensendo. Su questo, mentre le recensioni redatte al solo scopo di colpire i concorrenti possono essere affrontate ricorrendo alle regole della concorrenza sleale, sarà necessario occuparsi anche di quei commenti scritti da (chiamiamoli per semplicità) "haters", che non hanno nemmeno utilizzato il servizio che stanno valutando... finora, tale aspetto è un qualcosa che è stato affrontato dai termini di servizio di ogni sito/app, ma sarà alla fine un problema che spetterà a tecnici ed avvocati risolvere.

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